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IL PRESEPE

La parola "presepe" significa letteralmente "mangiatoia" e per antonomasia indica la mangiatoia, la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia trovato alloggio nella locanda.

Le fonti storiche inerenti al presepe sono i Vangeli di Luca e di Matteo. Essi infatti narrano della nascita di Gesù, dell’annuncio ai pastori, dei Re Magi con le offerte. 
Nei vangeli apocrifi quelli, cioè, che la comunità ecclesiastica non ha accettato come ispirati e non ha incluso quindi tra i canonici, si parla di una grotta nella quale era collocata la stalla.

Nel III secolo, Origene nella sua tredicesima omelia su Luca, aggiunse la presenza, nella stalla , del bue e dell’asinello. Sono, questi, gli elementi delle prime rappresentazioni paleocristiane della Natività e dell’Epifania. 

Il numero dei Magi fu fissato in tre nel V secolo da S. Leone Magno, in rappresentanza delle tre razze umane all'epoca conosciute.

Proprio perché la divina nascita dà inizio all'opera delle redenzione, essa fu ben presto rappresentata dai primi artisti cristiani, i quali, soprattutto sui sarcofagi rappresentarono sia la natività tra il bue e l'asino con l'adorazione dei pastori, sia la venuta dei Magi dall'Oriente ad adorare il Signore.

Nel corso dei secoli il termine presepe è stato attribuito via via soltanto alle rappresentazioni plastiche a tutto tondo, sia della sola scena della Natività, sia di altre scene quali l’Adorazione dei pastori, l’Adorazione dei Magi, L’Annuncio ai pastori.

Fin dall’alto Medioevo, nelle Chiese e nelle Confraternite venivano allestiti, sotto forma di sacre-rappresentazioni, i vari episodi del ciclo della Natività. Una sorta di embrione del presepe può essere individuata nelle “ tettoie” in legno rette da tronchi di albero che già Papa Liberio (352- 355) fece erigere a Roma nella, Basilica detta appunto “S S.Maria ad praesepe” e che oggi è nota come S. Maria Maggiore. Una tettoia retta da tronchi d’albero, quasi lo schema essenziale di una stalla, posta davanti ad un altare presso il quale il 24 dicembre di ogni anno veniva celebrata la Messa di mezzanotte.

La tradizione vuole che sia stato S. Francesco l'inventore del primo presepe a Greccio nel 1223. In quella data S. Francesco realizzò con l’aiuto della popolazione locale e di Giovanni Velata, signore di quei luoghi, un presepe vivente con l’intento di ricreare la mistica atmosfera del Natale di Betlemme. 
In realtà, non è possibile stabilire una precisa data di "nascita", in quanto il presepe si è andato formando attraverso vari usi, tradizioni, costumi, addobbi, pitture nelle chiese e nelle sacre rappresentazioni. 

Il primo presepe con personaggi a tutto tondo è del 1283 e fu scolpito su committenza di Papa Onofrio IV. È un opera poderosa della quale rimangono, certamente scolpite da Arnolfo, soltanto cinque statue.

Fu l'Ordine Francescano il primo a favorire la diffusione del presepe. A Napoli dove i Francescani fondarono conventi protetti dagli Angioini, si registra il grande presepe donato nel 1340 alle Clarisse per la loro Chiesa. 

Tra il Quattrocento e il Cinquecento la produzione di presepi per chiesa si sviluppa in tutta Italia. A Napoli la produzione di statue per presepi fu intensa e richiesta per chiese e per committenti anche spagnoli, ma quasi nulla è giunto fino a noi.

L’arrivo a Napoli di Pietro e Giovanni Alemanno, originari dell’Italia del nord darà particolari impulso alla plastica lignaria presepiale. Molte furono le chiese per le quali Pietro, il padre, il figlio Giovanni e numerosi collaboratori scolpirono presepi completi costituiti da numerose figure.

Nel Cinquecento lo scultore rinascimentale Giovanni Marigliano, più noto come Giovanni da Nola, tenne il primato a Napoli con la sua scuola di scultura. Eseguì in marmo statue, monumenti per vicerè, principi e nobili, per numerose chiese e per importanti edifici pubblici della città. Intagliò nel legno splendidi presepi anche con elementi paesaggistici, con statue lignee policrome, a grandezza naturale.

La tradizione di abbigliare i personaggi secondo gli usi del tempo fu introdotta da S. Gaetano da Thiene, fondatore dell'Ordine dei Chierici Teatini, giunto a Napoli nel 1534 . Gli ordini religiosi, per rafforzare la fede popolare, alla fine del Cinquecento favorirono la diffusione del presepe; i monasteri fecero a gara per possedere il più bel presepe con statue in legno, occhi di vetro e grandezza di poco inferiore a quella solita. 

Nel Seicento sono gli elementi del barocco che caratterizzano il presepe, detto anche presepe mobile perché veniva smontato e ricostruito ogni anno. Le statue furono sostituite da manichini in legno con gli arti snodabili, parrucche, occhi di vetro, parti nude policromate, abiti. Oltre ai personaggi tradizionali comparvero scene o spunti laici che poco avevano in comune col sacro Evento: il mercato, la fontana, la taverna. Molti gli artisti che si dedicarono alla realizzazione di questi manichini.
Verso la fine del XVII secolo l'artista napoletano Michele Perrone, spinto dalla necessità di soddisfare una richiesta sempre più numerosa ed estesa, ideò un manichino di altezza inferiore a quelli a snodo, con l'anima in filo di ferro e ricoperto di stoppa e per il quale erano scolpiti in legno soltanto la testa e gli arti. Fu una innovazione importantissima perché , consentendo estrema mobilità e duttilità di atteggiamenti a ciascuna figura, conferiva veridicità, naturalezza alla scena di cui faceva parte e creava l’avvio al presepe rococò.

Furono le istanze del rococò, il teatro, in particolare l’opera buffa, il realismo ed anche la moda e le spinte culturali del tempo, le molte componenti del presepe napoletano del Settecento. La teatralità diventò massima per l’estrema flessuosità del manichino di ferro e stoppa, per la tendenza a riprodurre nella scenografia e nelle scene, Napoli con le sue piazze, il suo mercato, i suoi concertini all’aperto, le sue taverne. 
Il Settecento fu il secolo d'oro dell'arte del presepe. È con Carlo III di Borbone che il presepe raggiunge il suo momento di massimo splendore. La passione del re fu presto imitata dai sudditi di ogni classe sociale, conquistò tutte le fasce sociali e si espanse oltre i confini del Regno delle Due Sicilie. La creatività e la fantasia dei singoli porta all'interpretazione della Sacra rappresentazione, con l'invenzione di personaggi sempre nuovi. A Napoli sono talmente attivi e numerosi gli “artigiani dei presepi” nella zona di san Gregorio Armeno da dar vita a una propria corporazione. Proprio mentre l'illuminismo cercava di abbattere tutti i principi cristiani, fiorì l'arte del presepe, completamente laicizzato, essendosi arricchito di personaggi ed elementi che nulla o quasi avevano in comune con la sacra scena. I personaggi indossano i costumi delle province del regno, il presepe diventa specchio della vita quotidiana, con le miserie del popolo e il fasto della nobiltà. L’arte presepiale dette vita a sua volta, ad un vivace, diversificato artigianato. Accanto al lavoro creativo dei “maestri” nelle botteghe ferveva l’operosità di artigiani specializzati: setifici, sarti, falegnami, cesellatori, argentieri, bardatori, ecc.

Nell’800 con l’ascesa progressiva della borghesia, sempre più folta ed attiva, nacque, il pastore di terracotta, di varia qualità e misura, accessibile a tutti ed in proporzione con scenografie dalle dimensioni sempre più ridotte. Il presepe divine specchio della vita quotidiana. 

Oggi prevale la tendenza ad ispirarsi al '700 per scenografia, pastori, animali, accessori.
Nel corso del nostro secolo il presepe ha attraversato momenti di sopito interesse. Da una trentina di anni il presepe sta vivendo un periodo particolarmente felice sia per l’attività di abili, fantasiosi artisti, artigiani, hobbysti, sia per l’interesse di collezionisti, di appassionati, di simpatizzanti, di folle di amanti del presepe che ogni anno in dicembre rinnovano l’antico rito di “andar per presepi”.

Un particolare ringraziamento ad Antonella

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