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I SIMBOLI DEL NATALE

ROSA DI NATALE

La vera pianta di natale per la popolazione anglosassone è sicuramente l’elleboro, meglio conosciuta come “Rosa di Natale”.
La rosa di Natale (Helleborus niger) è una pianta erbacea perenne, alta circa 30 cm, presente allo stato spontaneo nei boschi delle montagne dell’Europa centrale; cresce ad un’altitudine che va dai 1300 ai 1850 metri e fiorisce nel cuore dell’invero.

Questo fiore era conosciutissimo fino dall'antichità e tenuto in sommo pregio per vantate proprietà medicinali. La storia dell'introduzione di questa pianta nella farmacologia popolare si perde nell'oscurità dei tempi. In una favola si racconta che un pastore di nome Melampo, che era nello stesso tempo medico ed indovino, avendo osservato che il proprio gregge si purgava allorché si cibava di Elleboro, pensò di utilizzarlo come medicamento anche nelle malattie degli uomini. Potè guarire, con questa medicina"miracolosa", la pazzia che aveva colpito le figlie di Preto, re di Argo, che pensavano di essere state tramutate in vacche. Melampo fu chiamato "Purgatore", titolo onorifico, sposò una delle figlie di Preto, ottenne una parte del regno di Argo ed una candidatura a divinità.

Il poeta latino Orazio consigliava di recarsi per la cura della pazzia sull'isola di Anticyra, nel golfo di Corinto, dove fiorivano migliaia e migliaia di queste piante, e vi era un continuo accorrere di malati di mente nella speranza di ritrovare la saggezza. 

Le virtù terapeutiche attribuite all'elleboro, hanno conservato nei secoli la loro presunta validità, ribadita in chiave poetica da Gabriele D'Annunzio ne La figlia di Jorio, ove D’Annunzio scrive: “Vammi in cerca dell'elleboro nero che il senno renda a questa creatura...”.

Ancora oggi in India si brucia questa pianta accanto al letto delle partorienti, per affrettare il parto e perché lo spirito degli dei entri nella mente del neonato.


Dal ritenere che gli Helleborus potessero allontanare dalla mente il “grande male” a supporre che essi avessero anche il potere di influire sugli affari di cuore, sui sentimenti, il passo è stato breve ed ecco pozioni e filtri magici intervenire nelle vicende d'amore, con esorcismi e fatture che avevano per protagonista le strane corolle dell'antico Helleborus.

Poi, nel tempo, queste credenze hanno perduto gran parte della loro suggestione e nella dizione popolare l'Helleborus, sia per la forma dei fiori, sia per il periodo della loro fioritura, ha cominciato a chiamarsi “rosa di Natale”.

La popolarità di questa pianta come simbolo del Natale è in parte dovuta ad una leggenda che la associa alla nascita di Gesù.
La leggenda narra di una povera pastorella di nome Maddalena che, mentre cercava riparo per se e le sue pecore in una gelida e nevosa notte d’inverno, vide passare i Re Magi e altri pastori che portavano doni a Gesù.
I Re Magi potavano in dono Oro, Incenso e Mirra , i pastori, invece, miele, frutta e colombe. 
La povera Maddalena si mise a piangere perché non aveva nulla da portare al Bambinello, neanche un semplice fiore. Un angelo, vedendola piangere ebbe compassione e spazzata via la neve da un prato apparve un bellissimo fiore bianco e rosa che la fanciulla portò in dono a Gesù.



LE CAMPANE DI NATALE

I pastori affollarono le strade mentre viaggiavano per incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino. Nessuno aveva tempo per lui. Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù Bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove trovò la mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.


AGRIFOGLIO

I Druidi ritenevano che l’agrifoglio, con le sue foglie lucide e le bacche rosse, rimanesse verde per rendere la terra più bella quando la sacra quercia perdeva le foglie. Essi mettevano ramoscelli di agrifoglio tra i capelli quando andavano nelle foreste per assistere ai riti sacrificali.

L’agrifoglio era la pianta sacra di Saturno e veniva usato durante i Saturnalia per rendere onore al dio. I romani erano soliti fare delle ghirlande di agrifoglio per decorare le statue di Saturno. Secoli dopo, in Dicembre i primi cristiani iniziarono a celebrare la nascita di Gesù. Per evitare persecuzioni continuarono ad ornare le loro case con l’agrifoglio durante i Saturnalia. Quando cristiani aumentarono come numero e la loro religione prevalse sul mondo pagano, l’agrifoglio perse il suo significato pagano e divenne un simbolo del cristianesimo.

Una leggenda racconta di un piccolo orfanello che viveva con alcuni pastori quando gli angeli araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo. Il bambino si mise in cammino verso Betlemme con gli altri pastori e sulla via intrecciò una corona di rami da portare in dono a Gesù Bambino. Ma quando pose la corona davanti al Bambinello gli sembrò così indegna che si vergognò del suo dono e si mise a piangere. Allora Gesù Bambino toccò la corona e le sue foglie brillarono di un verde intenso e trasformò le lacrime dell’orfanello in bacche rosse.

In Inghilterra si ritiene che mettere dei ramoscelli di agrifoglio sul letto di una giovane ragazza la notte della Vigilia di Natale allontani gli spiriti maligni. 

In Germania invece si ritiene che un pezzetto dell’agrifoglio usato in chiesa per le decorazioni sia un ottimo amuleto contro lampi e tuoni.

Altri ancora credono che mettere dei rametti di agrifoglio sulla testata del letto procuri sogni tranquilli e sia anche una buona cura contro la tosse.


   VISCHIO

Il vischio è una pianta aerea che non ha radici e per vivere necessita di un albero al quale attaccarsi. Anticamente il vischio era considerato una pianta sacra. I Druidi usavano il vischio nei sacrifici ai loro dei mentre i Celti ritenevano che avesse miracolosi poteri di guarigione; infatti, nella lingua celtica vischio significa “panacea”. Esso non solo cura le malattie, ma può anche rendere inoffensivi i veleni, tenere al sicuro dagli incantesimi, proteggere la casa dai fantasmi. Oltre a tutti questi poteri si riteneva anche che portasse buona fortuna a chiunque lo avesse.

Dalla Scandinavia arriva una bella leggenda sul vischio. 
La storia racconta che il vischio era la pianta sacra di Frigga, dea dell’amore, moglie di Odino e madre di Balder, il dio del sole. Balder era un giovane forte e buono e per questo era amato da tutti. Frigga aveva anche un altro figlio, Loki, il dio del male, che era molto geloso e invidioso dell’amore che il popolo aveva per suo fratello e per questo motivo lo voleva morto. Una notte Balder sognò che sarebbe stato ucciso. Quando Frigga seppe del sogno di morte del figlio si spaventò moltissimo e per evitare che divenisse realtà andò dall’Aria, dal Fuoco, dall’Acqua, dalla Terra e da tutti gli animali e le piante chiedendo la promessa che nulla di male sarebbe capitato a suo figlio. Balder ora era al sicuro, non gli sarebbe potuto accadere nulla di male né sulla terra né sotto terra. Ma Loki sapeva che c’era una pianta alla quale Frigga aveva dimenticato di rivolgersi. Questa pianta non viveva né sulla terra né sotto terra, ma su un albero di quercia. Era il vischio. Così Loki fece una freccia di vischio e la diede a Hoder, il cieco dio dell’inverno, che la tirò colpendo Balder che morì. Il cielo si oscurò e tutte le cose sulla terra e in cielo piansero per la morte del dio. Per tre giorni tutti gli elementi cercarono di riportare Balder in vita, ma invano. Frigga disperata per la morte di Balder iniziò a piangere sul suo corpo. Le lacrime che la dea versò a contatto con il vischio si trasformarono nelle bianche perle del vischio e per la contentezza di aver riavuto suo figlio, Frigga baciò chiunque passasse sotto l’albero su cui cresceva il vischio. 
Da quel giorno, la dea fece sì che non potesse capitare nulla di male a chiunque stia sotto il vischio, solo un bacio.

Non c’è nulla di più naturale che trasportare lo spirito di questa antica leggenda nel cristianesimo considerando il vischio il simbolo dell’Amore che conquista la Morte.

Nel diciottesimo secolo non si credeva più che il vischio avesse miracolosi poteri di guarigione ma si riteneva comunque che avesse un certo significato magico e fu chiamato la pianta dei baci.

A Natale se una ragazza si trova sotto il vischio, vivacemente abbellito con nastri e rami di abete non può rifiutarsi di essere baciata. Se la ragazza non viene baciata vuol dire che non si sposerà durante l’anno nuovo. 

Ancora oggi a Natale si usa appendere il vischio sulle porte delle case come auspicio di tanta fortuna.


LA STELLA DI NATALE

Una delle piante che simboleggia il Natale è senza dubbio la Stella di Natale (Euphorbia o Poinsettia Pulcherrima), con i suoi bellissimi fiori rossi a forma di stella. 

Originaria dell’America Centrale dove è chiamata anche “Fiore della Notte Santa”, fu scoperta un centinaio di anni fa’ da Joel Poinsett, il primo ambasciatore americano in Messico.

Una leggenda messicana racconta di una bambina di nome Maria e di suo fratello Pablo che erano molto poveri. Ogni anno nella chiesa del loro villaggio veniva allestita la raffigurazione della Natività e nei giorni che precedevano il Natale c’erano processioni e feste. I due bambini amavano il Natale ma erano tristi perché non avevano soldi per comprare dei regali da offrire a Gesù Bambino.
Una Vigilia di Natale Maria e Pablo erano davanti alla chiesa per seguire la cerimonia. Iniziarono a scavare e raccogliere dell’erba che cresceva sul bordo della strada e decisero che quello sarebbe stato il loro dono per Gesù Bambino nella scena della mangiatoia. Mentre si accingevano a portare il loro dono gli altri bambini li stuzzicavano e prendevano in giro per quello che andavano ad offrire al Bambinello, ma i due fratellini non dissero nulla perché sapevano stavano portando l’unica cosa che potevano donare a Gesù. Così Maria e Pablo collocarono l’erba che avevano raccolto attorno alla mangiatoia, quando miracolosamente le foglie si trasformarono in splendenti petali rossi e la mangiatoia fu circondata da bellissimi fiori a forma di stella.


LA STELLA COMETA

In ogni presepio del mondo, sopra la grotta che ospita la sacra famiglia, o sulla punta dell'albero addobbato per la festa, trova posto da tempo immemorabile una splendente stella cometa. La tradizione vuole che i Re Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa stella, divino messaggero del glorioso evento.

Le stelle che oggi possiamo osservare nel cielo sono le stesse che c’erano milioni di anni fa. 
I progressi odierni della scienza permettono di ricostruire con grande precisione il cielo notturno osservato dai nostri progenitori migliaia di anni orsono.
L'interesse degli astronomi per la stella di Betlemme è sempre stato vivo e non accenna a diminuire.

Pare che il primo ad interpretare la stella di Matteo come un oggetto astronomico vero e proprio sia stato Origene, teologo alessandrino vissuto nel III secolo. Nel suo Contra Celsus sostiene con fermezza la realtà astronomica dell'evento, che interpreta come la comparsa di una brillante cometa.

È probabile che nelle prime comunità cristiane la stella dei Magi fosse interpretata come una cometa, anche se Matteo non fa assolutamente cenno ad una cometa, ma parla di una stella in maniera generica. 

Presso i Babilonesi le comete erano considerate fonti di buono o cattivo auspicio, segno per l'avvento di re o imperatori, oppure causa di profondi cambiamenti politici, o carestie e pestilenze a seconda della loro posizione in cielo, luminosità e colore.

A partire dal 1300 l’ipotesi che si trattasse di una cometa divenne la più accreditata.

L'astro chiomato sul quale maggiormente si è posta l'attenzione degli storici è stato la cometa di Halley. Innumerevoli studi hanno ricostruito i passaggi della cometa fino a circa 2500 anni fa basandosi su precise osservazioni del tempo. La cometa di Halley apparve nei cieli del nostro emisfero, come riportato con precisione dalle cronache dell’epoca, nel mese di ottobre dell'anno 12 a.C. e fu molto luminosa e visibile per ben due mesi. È però da escludere che la cometa di Halley possa essere stata la "stella di Natale" come indicato da alcuni autori nel passato. L'incongruenza di fondo tra la sua apparizione e la data di nascita di Gesù non è cronologicamente risolvibile.

Un'altra ipotesi sulla stella di Natale venne formulata dal famoso astronomo polacco Keplero quando, nel 1604, fu testimone dell'esplosione di una supernova. Si tratta di un fenomeno estremamente raro da osservarsi ad occhio nudo. La supernova di Keplero divenne per alcune settimane brillante come Venere. L'astronomo pensò che potesse essere quello un avvenimento molto simile alla stella del Vangelo di Matteo. A sfavore di questa interpretazione c'è la durata di molti mesi del fenomeno osservato dai Magi, che mal si adatta con la limitata persistenza di una supernova che nelle condizioni di massima luminosità è visibile da pochi giorni ad un massimo di tre settimane.

Keplero fu anche testimone, nello stesso periodo, di una spettacolare congiunzione tra Giove e Saturno avvenuta nella costellazione dei Pesci alcuni giorni prima del Natale del 1603. Facendo dei conti a ritroso l'astronomo si rese conto che un simile fenomeno era avvenuto anche nel 7 a.C. e poteva benissimo avere avuto un grande significato simbolico per i Magi.
Keplero si accorse che nel 7 a.C. l'evento fu rarissimo perché Giove e Saturno si erano avvicinati non una ma ben tre volte di seguito nella costellazione dei Pesci.
La costellazione zodiacale dei Pesci godeva di un significato assolutamente particolare per gli Ebrei, e la presenza contemporanea in quella regione di cielo di Giove, simbolo della regalità, e di Saturno, protettore del popolo ebraico, non poteva certo passare inosservata. Evidentemente un evento così raro non poteva che essere interpretato dagli astrologi d'Oriente come un segno che un nuovo re, un grande profeta, forse il Messia liberatore stava per nascere in Israele.

Ancora oggi non esistono prove definitive a favore di una tesi o dell'altra, e tantomeno che ci sono fatti incontrovertibili che permettano di dire se la stella dei Magi sia esistita davvero o sia piuttosto un racconto di valore simbolico.

Molte persone preferiscono credere che la strana stella che comparve in cielo non fosse altro che un miracolo e per questo motivo ancora oggi per molti la festa di Natale ha inizio con la prima stella che appare nel cielo la Vigilia di Natale.

In Polonia si tiene “La Festa della Stella”. Proprio dopo il pasto della vigilia, il parroco del villaggio, si traveste dall’”Uomo della stella” e interroga i bambini sulle loro conoscenze di religione.
In Alaska, i bambini vanno in giro di casa in casa portando una figura a forma di stella e cantando inni natalizi, sperando di ricevere in cambio dei regalini. 
In Huruguay viene fatto all’interno di metà mela un disegno a forma di stella e si ritiene che ciò sia di buon augurio.

In generale, per tutti gli essere umani, indipendentemente dalla propria religione, le stelle hanno sempre avuto un significato molto speciale e sono viste come simbolo di speranza e di alti ideali.


I RE MAGI


Un'altra tradizione del Natale è costituita dal lungo cammino e dall'arrivo dei Re Magi alla nascita di Gesù. In realtà i Re Magi non erano re, ma sacerdoti che, alla corte di Babilonia, studiavano il cielo e le stelle al fine di predire e di trarre presagi. Secondo quanto riportato dal Vangelo apocrifo armeno i magi erano Gasparre, Melchiorre e Baldassarre. Nel V secolo fu S. Leone a decidere che i magi fossero in tre, in quanto con questo numero potevano lasciar spazio a diverse libere interpretazioni simboliche. I magi rappresentavano le tre razze umane, la semita, la giapetica e la camitica. Melchiorre rappresentava l'Asia, Baldassarre l'Africa e Gasparre l'Europa. Erano inoltre il simbolo del dono portato al Signore da tre parti del mondo. Anche le loro diverse età rappresentavano i diversi periodi della vita dell'uomo; la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. I doni portati al Signore erano un simbolo di perfezione: l'oro rappresentava la regalità, ed era un dono riservato ai re; l'incenso rappresentava la divinità, il soprannaturale; la mirra rappresentava l'umanità, l'essere uomo, era la sostanza utilizzata per cospargere i corpi prima della sepoltura.




Un particolare ringraziamento ad Antonella

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